Grecia, default evitabile? La parola alla Bce

Per salvare la Grecia è stato creato un secondo pacchetto di aiuti che però ha un buco di 15 miliardi di euro. Sono molti gli analisti, Fondo Monetario Internazionale in testa, che credono sia giusto che a colmare l’ammanco sia la Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi. L’istituto ha più volte ribadito la contrarietà all’ingresso dei creditori privati nelle contrattazioni e all’accettazione di una perdita sui bond greci che ha comprato lo scorso anno proprio per tenere al galla il paese. Accettare delle perdite significherebbe anche violare il proprio statuto che nega il finanziamento monetario dei paesi. Inizialmente gli aiuti dovevano ammontare a 130 miliardi di euro, lievitati a 145 miliardi a causa della recessione che ha peggiorato la situazione del debito della Grecia. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, è necessario rendere il debito del paese sostenibile entro il 2020. La Bce, senza accettare le perdite, potrebbe anche solo rinunciare ai guadagni sui bond greci che si aggirano intorno ai 10-15 miliardi di euro, tenendo i titoli fino alla scadenza, grazie al fatto che ha acquistato i bond a un prezzo scontato, proprio perché è intervenuta nel pieno della crisi. Le opzioni sul tavolo restano diverse: una cessione al fondo salva-Stati europeo Efsf, allo stesso prezzo dell’acquisto, o un passaggio attraverso le 17 Banche centrali nazionali dell’Eurosistema. In caso di perdite, l’importo sarebbe, per l’intero Eurosistema, relativamente modesto. Tuttavia il fatto che ciò potrebbe creare un precedente sul quale potrebbero rifarsi altri paesi e il fatto che si invierebbe un messaggio non incoraggiante ai mercati frenano la Bce e la portano a posticipare la decisione.

M. Alberio


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