Musica, la droga innovativa secondo la new psichology

Viene dal libro “La tua playlist può cambiarti la vita” l’insegnamento che la musica è una droga, ma una droga benefica. Secondo Galina Mindlin, Don Durousseau e Joseph Cardillo, tre grossi nomi della psicologia, esiste una musica per ogni stato d’animo, una canzone per ogni sensazione vogliamo attivare nel cervello. Vi serve dopamina? Ascoltate “Imagine” di John Lennon. Volete rilassarvi? “Every breath you take dei Police” vi può aiutare, così come vi aiuterà “New York New York” di Frank Sinatra. Ovviamente se, all’opposto, volete darvi la carica e sentirvi su di giri potreste ascoltare Brown Sugar dei Rolling Stones, o 8 Mile di Eminem, brani con un numero elevato di beat (cioè di battute musicali) al minuto. Canzoni in grado di accendere i recettori del cervello che vi fanno sentire attivi, svegli, pronti a svolgere compiti complessi. Costruire una playlist, insomma, diventa un modo per creare o modificare gli stati d’animo, ritrovare serenità e calma o trovare l’energia che ci serve per lavorare, studiare, vivere. Gli studiosi hanno associato i bpm e la velocità con la quale la musica “entra in circolo”, come una droga, creando playlist adatte ad ogni occasione. In questo modo si può partire da Pride (The Name of Love) degli U2, 106 Bpm, e poi passare a Don’t Phunk with My Heart del Black Eyed Peas, 130 Bpm, senza dimenticare Lady Madonna sempre dei Beatles, 110. Oppure da Back on the Chain Gang dei Pretenders, 138 Bpm, l’ideale da mettere su per ritrovare  l’energia per mettere a posto la casa, si sale fino a The Power of Love di Huey Lewis and the News, 155 Bpm. Sono ovviamente solo degli esempi: creare playlist adatte a noi è una questione di gusto personale e di motivazione e scopo, ma l’idea è interessante e innovativa.

M. Alberio


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